24 APRILE 2015 | di Paolo Fuligni

 

di Paolo Fuligni 

E meno male! Meno male che, a proposito dello sparatore del tribunale di Milano e del padre che ha portato in Spagna il figlio neonato, né la televisione né gli altri media hanno usato la parola “depressione”. Sì, perché si  legge – o si sente dire – costantemente che qualcuno avrebbe commesso qualche terribile azione perché “era depresso”.  Il Tale o la Tale stermina barbaramente la famiglia “perché soffriva di depressione”, così come di “depressione” si è certi che soffrisse il pilota del disgraziato aereo di German Wings precipitato sulle Alpi francesi.  Il disastro sarebbe accaduto perché il pilota “era depresso”, la compagnia aerea è quindi colpevole di aver messo un aereo in mano ad un pilota “ammalato di depressione”, lo sciagurato giovane aveva già, in passato, accusato “sintomi depressivi” e così via. Il messaggio che passa è unico ed inequivocabile: questa misteriosa  “depressione” trasforma diabolicamente delle oneste e brave persone in pericolosi assassini. Chi è “depresso” può  compiere stragi e uccidere  bambini, oltre che – ovviamente – togliersi la vita, quindi  rappresenta un terribile pericolo per la società.

Ma che diavolo stiamo dicendo? Si calcola  che vi siano nel  mondo 121 milioni di persone che soffrono di disturbi del tono dell’umore di diversa natura e di diversa entità e di questi, solo in Italia, quasi 7 milioni; devono essere tutte considerate come potenziali assassini e/o stragisti? Devono queste stesse persone angosciarsi ulteriormente – che già lo sono per proprio conto poverette –  pensando di poter commettere simili atrocità? Dobbiamo emarginarle, guardarci da loro, allontanarle dal lavoro e dalle più comuni responsabilità, come guidare l’auto o adoperare strumenti o macchinari?   Dobbiamo ritenere credibile l’equazione depressione/strage? Assurdo. Tanto per cominciare l’espressione “depressione” è quanto di più generico e di scarso significato si possa dire; ci sono appunto molte e ben diverse manifestazioni a carattere depressivo, dalle più blande alle più severe e gravose, non certo una sola. Cerchiamo di capirci, la dispepsia, la gastrite e il tumore del colon sono tutte “malattie dell’apparato digerente”, ma non sono certamente la stessa cosa, sono disturbi diversi, senza alcuna diretta connessione tra loro. Vogliamo poi ricordare di aver avuto eminenti statisti, grandi attori, meravigliosi artisti e letterati, importantissimi scienziati e persino famosi astronauti, sofferenti di disturbi a carattere depressivo; ciò non ha tolto assolutamente nulla al loro valore personale né a quello della loro opera.

Al tempo stesso vorremmo ricordare che altri aerei carichi di gente innocente – e non uno, ma quattro alla volta – sono stati deliberatamente distrutti da soggetti assolutamente non “depressi”. E purtroppo numerosi genitori – padri e madri – non “depressi” uccidono i figli o sterminano tutta la famiglia; che dicono i media di costoro? Che sono dei criminali? Perfetto, sono completamente d’accordo. Pensiamo forse che per suicidarsi sia necessario trucidare anche 144 passeggeri e 5 colleghi?  Se – ed è necessario dire “se”, perché fino all’ultimo è bene rimanere guardinghi rispetto a certe frettolose “certezze” mediatiche – qualcuno commette un simile spaventoso crimine, è perché insegue una risonanza mondiale, vuole una smisurata platea ad assistere alla propria fine per soddisfare un altrettanto smisurato narcisismo e per compensare una incontenibile frustrazione. Narcisismo, esibizionismo e frustrazione sono ingredienti assolutamente comuni nel nostro tempo che concorrono validamente a spiegare tanti assurdi crimini da cui quotidianamente veniamo sconvolti, come gli attentati di Boston, di Parigi e di Copenaghen, per esempio. Per non parlare dell’ego ipertrofico e tremendo di quei supermanager  che inseguendo le loro sconfinate idee di grandezza mandano in rovina le loro aziende, innescano colossali crisi economiche e cancellano milioni di posti di lavoro. Personalità narcisistiche dominate dai propri sogni di successo, accecate dal loro possessivismo e prive degli strumenti psichici necessari per elaborare e contenere le loro terribili frustrazioni e i loro impulsi distruttivi; questo sì è il vero male da cui guardarsi. Il disturbo depressivo, ove sia presente, è soltanto un elemento al contorno. All’esercito di tutti coloro che soffrono di disturbi del tono dell’umore,  e che quindi patiscono tristezza, perdita di interesse o di piacere, bassa autostima, disturbi del sonno e scarsa capacità di concentrazione, che vedono la loro vita forse più brutta e difficile di quanto non sia, che prendono le loro pillole o le loro gocce, mantengono faticosamente i propri impegni e le proprie responsabilità e che, soprattutto,  non fanno del male proprio a nessuno, vada la nostra piena solidarietà. E mai si faccia l’errore di attribuire indiscriminatamente a costoro quelle sconcertanti caratteristiche che appartengono a ben altri personaggi, a ben altre oscure, terribili menti.